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La prima foto che ho inviato ad un piccolo concorso è
stata premiata e pubblicata. Avevo 14 anni. A 16 anni ho avuto,
nel mio liceo, la prima "collettiva": eravamo in 60
e la mia foto è stata l'unica rubata. Ancora ho la velleita'
di credere che quel piccolo ladro fu il mio primo estimatore.
A 19 anni, mentre andavo a sostenere il mio primo esame all'Università,
bucai la ruota della mia moto, rimanendo appiedato (allora vivevo
fuori Roma)._Chi si fermo' a raccogliermi fu un fotografo, con
due splendide modelle._Il mio destino era forse tracciato.
Ma dovevo superare le chimere e gli inganni dei riflessi di luce._Poi
venne il piacere, la ricerca, il lavoro e l'insofferenza. E di
nuovo, oggi, la ricerca ed il piacere.
Solo adesso dopo 40 anni di foto, comincio a capire qualcosa
della Fotografia, della mia fotografia. Solo adesso
comincio a sentire e proporre con decisione il mio stile.
La luce disegna, ma inganna.
Questa piccola mostra, pensata appositamente per il Festival
e per lo spazio della Galleria ICIPICI, riprende immagini di
alcuni anni fa, ancora in pellicola. Vuole essere un omaggio
al fotogiornalismo ed una, piccola, provocatoria, celebrazione
della sua fine, così come l'abbiamo sempre immaginato.
Oggi sopporto poco il "bel bianconero", che facilmente
si può ottenere al computer. E poco ancora il "fotoreportage
sociale" (fotograficamente parlando). Oggi milioni di files
viaggiano in tempo reale per il mondo e si pubblica solo ciò
che compiace il pubblico. Ciò che si crede, per pigrizia
e paura, che il pubblico voglia.
La Fotografia era ed è per me poesia da leggere. Non quadri,
ne teatro, ma poesia._Come la poesia le mie immagini cercano
spazi, occhi e cuori che la vogliano accogliere. Per fare poesia
basta una matita. Per un'immagine che emozioni basta un videofonino
o una digitale da pochi pixel.
Ma il medium determina forma e contenuto.
In queste foto, con l'aggiunta del colore, ho voluto portare
speranza, ma anche accentuare la frattura tra i soggetti (esseri
umani/noi) in primo piano e lo sfondo urbano in cui vivono/viviamo.
Anche la nuova divisione dello spazio fotografico (tondi ed ovali
dentro rettangoli) vuole portare il nostro sguardo in questa
direzione. Questi nuovi livelli di lettura invitano l'occhio
a muoversi nelle immagini ed a scoprire particolari prima trascurati.
La FOTOGRAFIA corre, vola, si trasforma. E' dappertutto. Si fa
prima a scattare che a dire. Cosa fotografare dunque? come fotografare?
Una cosa mi è chiara: l'uomo è al centro del mio
interesse. La sua sofferenza, la sua speranza, la sua debolezza,
la sua forza. So che non mi interessa un'arte senza etica. E
che le mie foto vogliono essere un abbraccio, una speranza ed
un sorriso.
Art for humans.
Sandro Fogli
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